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PRESENTAZIONE DEL ROMANZO
LA CITTA' DEL SALE
DI COSTANTINO MARCO

 

La miniera di salgemma di Lungro č un simbolo forte, che pesiste nei secoli e rivive oggi solo nei ricordi delle famiglie degli operai che lavorarono tra le viscere di quel giacimento, cercando tra la pietra grezza il cuore nobile del sale. La persistenza della memoria familiare e collettiva, infatti, č minacciata, vacilla, cosģ come i ruderi che si intravedono lungo la strada che collega il centro italo-albanese con Altomonte: un patrimonio prezioso eppure incustodito, abbandonato.

I misteri che tali ruderi celano alla vista hanno stimolato la curiositą di Costantino Marco, editore lungrese e autore del recente “La cittą del sale”, un romanzo dalla trama solo apparentemente poliziesca, ambientato proprio a Lungro negli anni difficili e bui che precedettero la seconda guerra mondiale. La ricerca delle proprie origini del protagonista, infatti, viene interrotta da un delitto che dietro l’apparenza di un movente passionale nasconde altre ragioni. Assieme al tentativo di risalire alla cultura plurisecolare da cui proviene, Salvatore ha l’occasione di riscoprire, con nostalgia, un passato glorioso, il mondo risorgimentale e menti eccellenti del pensiero liberale. E la miniera diventa, per Costantino Marco, “un’oasi sotterranea di catarsi”, lo scenario di un dramma carico di tensione politica e ideale.

Una nostalgia non sentimentale, ma ragionata, a prova di veritą storica, che riguarda l’epica e l’identitą arbereshe e meridionale. Due luoghi dell’anima a cui l’autore, come studioso ha dedicato tutta la sua vita professionale.

Il romanzo č stato presentato a Roma il 21 ottobre scorso nell’ambito dell’iniziativa “Ottobre, piovono libri” del Ministero per i Beni e le Attivitą Culturali. Assieme all’autore, alla Biblioteca Vallicelliana sono intervenuti il critico Giorgio Barberi Squarotti, l’antropologo Luigi Lombardi Satriani,  Francesco Mercadante, filosofo del diritto e il sociologo Antonio Saccą.                

Soffermandosi su alcuni particolari della narrazione di Marco, Barberi Squarotti ha approfondito le figure principali del romanzo - in quel particolare momento di attese e timori alla vigilia del secondo conflitto – e della “Storia, che offre una lezione morale e che insegna quanto sia difficile inseguire la veritą, che interessa a pochi”. Il periodo storico, infatti, č strettamente legato anche ai luoghi del giallo, e “alla miniera – ha proseguito il critico – emblema di una comunitą che rischia continuamente di essere trasformata, di perdere l’identitą”.

Se i lettori pił attenti rimarranno affascinati dai complessi dialoghi sui valori storici e la riscoperta del passato, sarą senz’altro Lungro ad affascinare i pił: un “luogo di metafisici inganni”, secondo Mercadante. Cosģ, anche Lombardi Satriani ha approfondito l’importanza dello scenario del giallo, raccontando al pubblico della Vallicelliana i personaggi, i gesti, le cadenze solenni e antiche del popolo arbereshe e la figura di Don Carlo, “depositario dell’epos che preferisce le ragioni di classe alla felicitą della propria famiglia”. Secondo l’antropologo, infine,“La Cittą del sale” testimonia proprio come non si puņ prescindere dall’identitą, dalle radici culturali comuni cosģ come non ci si puņ spogliare dalla propria pelle.

Maria Frega 

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